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Ballerini professionisti e gestione dello stress prima di andare in scena: le tecniche segrete che aiutano davvero

📅 11 Agosto 2026✍️ di Gabriele Novaretti⏱️ 6 min di lettura

Prima di varcare il sipario, lo stress dei professionisti non scompare: lo si addomestica. L’ho imparato in otto anni di musical tra Milano e Roma e me lo ricordo ogni volta che accompagno una compagnia al debutto. Il trucco non è “sentirsi pronti”, ma costruire microazioni affidabili che portano il corpo in traiettoria. Qui condivido ciò che uso davvero, quello che funziona in prova generale come all’anteprima.

La prima mezz’ora: respiro, ritmo e un’ancora fisica

Se arrivi in teatro con il cuore alto, serve un reset. Comincio sempre con tre minuti di espirazioni più lunghe delle inspirazioni. Quattro tempi di inspirazione dal naso, sei-otto di espirazione dalle labbra socchiuse. È semplice, non spettacolare, ma regola il freno a mano del sistema nervoso. Chi preferisce, può usare il “doppio sospiro” (un piccolo respiro dentro al respiro e poi lunga espirazione): scarica in fretta la tensione. Non è magia, è fisiologia, e rientra nelle Tecniche di respirazione.

Poi imposto un ritmo. Metto il metronomo a 60 e cammino per il corridoio con passi ampi, braccia libere, spalle basse. Due minuti, senza parlare. Il cervello aggancia il tempo e smette di rincorrere i pensieri. Infine, una “ancora” tattile: tengo in tasca un elastico spesso. Lo tiro tra pollice e indice finché sento il ritorno nella mano. Quel gesto diventa un interruttore: quando lo rifaccio in quinta, il corpo riconosce la sequenza e rientra nel binario.

Mi è capitato di recente con una prima a Roma: solista agitata, contava troppo veloce. Le ho fatto fare 90 secondi di cammino a tempo, poi tre cicli di respiro 4-7. Siamo rientrati in timing senza cambiare nulla della coreografia.

Marking mentale e corpo: ripassare solo ciò che serve

Ripassare tutto prima di entrare è una trappola. In quella fase tocco tre cose: primo ingresso, primo cambio di direzione, primo sguardo al pubblico. Nient’altro. Lo chiamo “triade d’attacco”. Se i primi dieci secondi scorrono, il resto si incastra.

Faccio un marking piccolo, senza saltare: piedi che disegnano lo schema a terra, anche libere, busto con l’intenzione giusta. Intanto conto in 8 ma accentando il 1 e il 5. È sufficiente a rimettere il corpo nella partitura senza bruciare energia. Chi preferisce visualizzare, scelga un’inquadratura: dal corridoio alla quinta, poi al primo spot. Rivedi la traiettoria come se stessi portando una tazza piena d’acqua: fluida, senza strappi.

Un lettore mi ha chiesto: “E se mi perdo il tempo nei primi 16 conteggi?” Rispondo da anni allo stesso modo: marca con i talloni a terra e senti la cassa che filtra dal palco; se non la senti, affida il reset a due respiri lunghi e ricentra sul partner alla tua sinistra. Funziona nove volte su dieci.

Gestire il fattore compagnia: contagio emotivo e leadership silenziosa

Lo stress è contagioso. In spogliatoio basta uno che corre a vuoto per alzare il volume a tutti. Nelle compagnie con cui lavoro nomino sempre un “capitano del respiro”: non comanda, scandisce due cicli di respiro condiviso prima della chiamata. Allinea i battiti e abbassa il rumore. Piccolo rito, grande differenza.

Il tono vocale conta: frasi brevi, ritmo basso. Io uso tre parole chiave davanti alla compagnia (“ampio”, “calmo”, “davanti”) e le faccio ripetere. Entra anche qui un altro appiglio: la stretta di mano. Sempre uguale, sempre con la stessa pressione. Il corpo riconosce il pattern e si tranquillizza.

Attenzione a chi amplifica l’ansia elencando cose da fare. Se qualcuno parte con la lista interminabile, lo invito a spostarsi nel corridoio e a scriverla. La scrittura contiene l’ansia meglio del parlato. È una forma pratica di igiene emotiva contro l’Ansia da prestazione.

Alimentazione, caffeina e idratazione: zero sorprese

Un errore classico: cambiare menu il giorno dello spettacolo. Il pre-show mangiatelo in prova generale, non al debutto. Per me: yogurt greco con miele e una banana 60-90 minuti prima, o pane con tacchino e una fetta di mela. Acqua poco a poco, mai a grandi sorsi all’ultimo minuto. Ultimo sorso vero dieci minuti prima della chiamata.

La caffeina salva e condanna. Se non la usi di norma, non iniziare in debutto. Se la usi, dosala: mezzo espresso 45 minuti prima regola, doppio all’ultimo minuto accende i tremori. Un pizzico di sale nell’acqua del riscaldamento aiuta a trattenere liquidi senza gonfiare. Gomme da masticare? Solo per sbloccare la mandibola, poi via: accelerano il battito in alcuni.

Errori che vedo spesso (e come correggerli)

  • Riscaldamento caotico: dieci esercizi diversi e zero progressione. Correzione: sequenza fissa di cinque minuti (anche-mobilità-core-attivazione piedi-plié controllato), sempre nello stesso ordine.
  • Ultimi ripassi a piena intensità: bruci energie e alzi il rischio di piccoli infortuni. Correzione: marking a terra e due accensioni al 70% massimo.
  • Auto-parlarsi punitivo: “Non sbagliare.” Il cervello non capisce il “non”. Correzione: frasi ponte affermative, tipo: “Apro, respiro, guardo.”
  • Telefoni in quinta: luce blu e notifiche ti portano fuori. Correzione: modalità aereo 30 minuti prima, timer solo per le chiamate di palcoscenico.

Il mio protocollo da 12 minuti, cronometro alla mano

Dodici minuti bastano se sono ben spesi. Tre minuti di respirazione con espirazioni lunghe; due di cammino a tempo; due di mobilità collo-spalle-schiena con un elastico; due di marking a terra dei primi due ingressi; un minuto di “triade d’attacco” a occhi chiusi; due di silenzio in quinta con l’ancora tattile tra le dita. Al termine, una frase ponte detta sottovoce e via.

Questo protocollo regge anche i palchi piccoli, le chiamate anticipate, i cambi costume stretti. L’ho usato al festival estivo di Milano con pedane scivolose e luci calde. Con la triade d’attacco chiara, il corpo non insegue l’imprevisto: lo assorbe.

Domande lampo dal campo

“Mi batte il cuore fortissimo appena chiamano il mio numero, che faccio?” Due “sospiri fisiologici” di fila e poi una frase ponte. Il battito scende quel tanto che basta per tornare lucido.

“Ho paura di guardare il pubblico.” Guarda la cornice del boccascena nei primi due secondi. Poi sposta lo sguardo su un punto neutro tra platea e buca. Dopo l’attacco musicale, scegli due volti e alternali. La timidezza si scioglie con un percorso, non con la forza.

“Mi tremano le mani.” Ancorale ai fianchi per quattro conteggi e poi portale alte seguendo il respiro. Il tremore si riduce quando smetti di combatterlo e gli dai una traiettoria.

Quando tutto sembra fuori controllo

Capiterà la sera in cui la musica parte male, la scarpa tira o la mente si svuota. Lì torna utile una regola che mi ha salvato a un debutto romano sotto pioggia: fai bene la prossima cosa piccola. Non la coreografia, non il numero intero. Il prossimo appoggio del piede, la prossima espirazione, il prossimo sguardo. Tre azioni in fila generano slancio, ed è lo slancio che porta fino all’ultima posa.

Ricordati che lo stress non è il nemico: è benzina. Diventa acido solo se resta senza direzione. Dagli ritmo, un’ancora, due parole chiave. E quando il sipario sale, lascia lavorare la memoria del corpo. È lì per questo.

Gabriele Novaretti

Gabriele ha trascorso otto anni come ballerino di musical tra Milano e Roma, curando coreografie per piccole compagnie teatrali. Dal 2018 tiene laboratori di danza moderna per adulti e adolescenti, avvicinando molti alla scoperta dello spettacolo dal vivo con recensioni e reportage appassionati dai backstage.